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Charlie The Kid.
A me pare che questo titolo, che è quello che dell'opera più
popolare di Chaplin, meriti di stare a fianco del suo nome. Esso
mette in luce il vero volto di lui, allo stesso modo che epiteti
come Il conquistatore, Cuor di Leone o Il Terribile servono a
caratterizzare la personalità interiore del Guglielmo che
conquistò le isole della futura Gran Bretagna, del leggendario e
valoroso Riccardo delle Crociate, o del saggio zar moscovita Ivan IV.
A me non interessano né la sua regia, né i suoi metodi, né i suoi
trucchi, né la sua tecnica del comico, e non voglio occuparmene.
Quando si pensa a Chaplin, si vorrebbe anzitutto penetrare in quella
strana conformazione di pensiero che vede i fatti sotto una forma
così strana e reagisce a essi con immagini di tanta stranezza. E,
in questo ordine di pensiero, si vorrebbe giungere a quell'elemento
che, prima di divenire una concezione della vita, esiste allo stato
di intuizione del mondo che lo circonda. in poche parole, noi non ci
occuperemo della filosofia di Chaplin ma del suo modo di percepire
la vita, da cui nascono le invenzioni uniche e inimitabili del
cosiddetto humour chapliniano. Il campo visivo dei due occhi
della lepre s'interseca sulla nuca, e cioè essa può vedere
alle proprie spalle. Destinata più a essere inseguita che a a
inseguire, essa non protesta per questo. Ma i duce campi visivi non
s'intersecano anteriormente e così, davanti alla lepre, resta un settore dello spazio ch'essa non può vedere. Perciò, fuggendo, lepre può andare a cozzare contro il primo ostacolo che si trovi sulla sua strada. La lepre vede il mondo diversamente da noi. Nella pecora gli occhi sono collocati in modo che il campo visivo di un occhio non si sovrappone a quello dell'altro. La pecora vede due mondi: uno di destra e l'altro di sinistra, che otticamente non coincidono in un 'unica immagine. Una visione diversa porta con sé anche effetti diversi, dal punto di vista delle immagini e della inquadratura, senza voler parlare della superiore elaborazione di questa sensazione in "percezione" e, poi, in "concezione", una volta che dalle pecore e dalle lepri passiamo all'uomo considerato al centro di tutti i fattori sociali che lo circondano e che portano inevitabilmente a formulare una "concezione del mondo", una "filosofia". Come è situato l'occhio? (Si tratta in questo caso dell'occhio del pensiero) Come vede? Come vede quest'occhio, quest'occhio eccezionale, l'occhio di Chaplin?, capace di vedere l'Inferno di Dante e il capriccio goyesco dei Tempi moderni sotto l'aspetto della spensierata allegria? Ecco quel che commuove e interessa, ecco l'enigma che vorremmo risolvere: con quali occhi Charlie Chaplin guarda la vita? Il segreto dei suoi occhi è indubbiamente rivelato da Tempi moderni. Sino a quando si trattava delle sue celebrate commedie, degli scontri fra buoni e cattivi, piccoli e grandi, che subito e quasi a caso venivano a distinguersi in poveri e ricchi, il suo occhio rideva e piangeva all'unisono con i suoi soggetti. Quando, però, i buoni e i cattivi "ragazzi" apparvero improvvisamente i veri rappresentanti di gruppi sociali inconciliabili, l'occhio di Chaplin dapprima ammiccò, poi si mise ad accennare. Ma, poiché continuava ostinatamente a guardare i tempi e gli avvenimenti "moderni" così come prima, finì per andare evidentemente contro il suo stesso tema. Il che, stilisticamente parlando, ha portato a una frattura; per i temi trattati, al mostruoso e al deforme; per la figura interiore dello stesso Chaplin, alla rivelazione piena e completa del mistero dei suoi occhi. [...] Io non voglio affatto affermare che Chaplin sia indifferente a quanto accade intorno a lui o che egli non si renda conto (sia pure in piccola parte) degli avvenimenti. A me non interessa quello che egli comprende, ma il modo come egli sente, come guarda, e come vede quando s'abbandona all'ispirazione, quando incontra una serie d'immagini di cui ride; e quando, attraverso il riso, ciò che egli ha concepito si risolve in situazioni e trovate comiche; e con quali occhi bisogna guardare il mondo per vederlo come appare a Chaplin. [...]In questo sta il mistero di Chaplin, nel segreto dei suoi occhi. In questo egli è inarrivabile: è qui la sua grandezza. Vedere gli avvenimenti più inconsueti, più pietosi e più tragici con gli occhi di un bambino ridente. Essere in grado di realizzarne l'immagine immediatamente, d'un colpo, indipendentemente dalla loro significazione etica o morale, al di fuori di ogni valutazione,
[...] così come l'afferra un bambino in preda a un eccesso di risa. Ecco in che cosa Chaplin eccelle, in che egli è inimitabile e unico.
Sergej
Mikhailovičh
Ejzenštejn |